La bellezza della natura non smette mai di chiamarti, e quando decidi di ascoltare la sua voce ti devi mettere in cammino.
Mi mancava la grandiosità del Re di Pietra a distanza ravvicinata, e desideravo ammirarla da un luogo che in inverno diventa silente e quasi remoto così, insieme a Marco di Monviso Piemonte decidiamo di salire verso il lago Fiorenza partendo da Pian della Regina, lungo la via che passa da Pian del Re.
La giornata è freddina ed il cielo nuvoloso nasconde buona parte del Monviso, ma le previsioni meteorologiche segnalano una ripresa già a partire da metà mattina e noi siamo fiduciosi.
Come di consueto passiamo a salutare Davide nella sua panetteria a Calcinere. Lo troviamo intento ad infornare il primo pane del giorno, nel pastino invaso da un piacevole tepore e dal profumo fragrante che proviene dal forno, mescolato a quello della caffettiera che sobbolle sul fuoco. Su un ripiano vicino all’impastatrice ed ai sacchi di farina fanno mostra di sé i libri che Davide legge durante le pause che il suo lavoro talvolta gli regala. La pizza che aspettavamo è pronta e ancora calda. Impossibile resisterle. Lasciamo Davide mentre armeggia con una pala lunga e stretta dove trova posto una serie di sfilatini allineati pronti da cuocere e ci avviamo in auto a Pian della Regina.
Salendo a Crissolo lo scenario è tipico del tardo autunno più che del pieno inverno, ma giunti alla Baita della Polenta improvvisamente la neve diventa protagonista.
Calziamo le ciaspole ed iniziamo la salita verso Pian del Re. Il silenzio è rotto dalle note della radio del bar vicino al tapis-roulant e dalle urla divertite di chi scende seduto sulla paletta, ma è sufficiente allontanarsi ed oltrepassare il piccolo convento in pietra grigia per immergersi nella quiete.
I campanili del Viso Mozzo emergono dalle nuvole aprendosi un varco nel cielo con i loro profili affilati. Il Re di Pietra lascia intravedere la sua massiccia base celando ancora tra le coltri di nubi la parte sommitale. La recente grande frana è mimetizzata dal velo di neve caduto ad inizio settimana.
La pendenza si fa ripida e salire con le ciastre è faticoso. Dietro di noi il Po giovane serpeggia grigio fra il bianco punteggiato dalle nere cuspidi delle rocce affioranti, lanciando intermittenti bagliori argentei non appena un raggio di sole si fa strada nel cielo. Sulle pareti di roccia si notano spesse candele di ghiaccio. Di fronte appare come dal nulla la minuscola sagoma della chiesetta di Madonna della Neve. La sua facciata rosea è l’unica nota di colore in questo scenario bianco verticalmente rigato dalle rocce scure.
Avvicinandosi ancora, ecco palesarsi le meravigliose cascate del Po in parte ghiacciate. Quel che sopravvive del poderoso salto d’acqua, scroscia potente in mezzo a gigantesche stalattiti di ghiaccio dai riflessi azzurrini. Il fiume ancora torrente scorre vigoroso sotto una coperta di ghiaccio trasparente, simile a cristallo. Seguire le evoluzioni dell’acqua che si nebulizza nel suo strapiombare dietro la cortina di ghiaccio possiede un non so che di ipnotizzante, al punto da costringere lo sguardo a rimanere lì, nonostante il freddo che morde le mani mentre nude scattano fotografie. Impossibile non continuare a voltarsi per ammirare ancora la cascata durante la ripresa della salita, e sentirne riecheggiare il rumore ancora per un po’, fino a quando. un ultimo faticoso strappo ci porta a costeggiare Madonna della Neve raggiungendo infine Pian del Re, dove tutto improvvisamente tace.
Il cielo ora è azzurro e popolato da greggi di nuvolette bianche e vaporose ed il Monviso si svela e si rivela. Pian del Re è una landa completamente bianca e quasi remota, dominata dal silenzio e dalla severità delle imponenti montagne che lo custodiscono.
La piccola chiesa ed il rifugio-albergo, insieme a una manciata di piccole costruzioni sono ben poca cosa quando la natura regna assoluta sulla piccola e occasionale presenza dell’uomo. Nessun veicolo, nessun andirivieni, nessun vociare o abbaiare. Solo quiete e solitudine, austera e magnifica allo stesso tempo, si riappropriano giustamente di questo luogo. La neve crea un’atmosfera assolutamente singolare: soffoca i suoni, ricopre lo spazio, lo invade e lo trasforma. Essa possiede una forza di inerzia così grande che il silenzio riprende immediatamente il suo posto preponderante.
Nel suo candore, la neve irradia la quiete.
Essere qui oggi è un privilegio: la neve è un silenzio bianco, è un ammasso di cielo che si è riversato sulla terra sotto forma di fiocchi bianchi isolandoci dal mondo e dai suoi rumori.
Lo scricchiolio dei nostri passi si smorza repentino nel grande anfiteatro in cui il Re di Pietra domina incontrastato e soprattutto incurante della nostra effimera presenza.
Avanziamo e raggiungiamo il primo ponte sull’appena nato Po: lo strato di neve che lo ricopre è talmente alto che dobbiamo abbassare per non picchiare la testa nelle travi sommitali alle due estremità. Piccole dune bianche celano i massi erratici che d’estate bisogna aggirare prima di prendere uno dei tanti sentieri. Anche le sorgenti del fiume si riconoscono appena, sepolte quasi totalmente dalla neve.
Mi piace essere qui. La neve è a suo modo anarchica, perché fa crollare le sovrastrutture in cui sono incastrata nella vita di tutti i giorni. Il manto bianco e inviolato che ho davanti è come un foglio di carta sul mondo pronto ad essere pasticciato dalle mie tracce, che verranno ben presto trasformate ed infine cancellate dal vento e dalla neve che ancora cadrà. Così la neve evidenzierà solo per oggi il suono e la forma dei miei passi per poi inghiottirli, riportando il silenzio e l’intonso come è giusto che sia.
Decidiamo di proseguire fino al lago Fiorenza. Il sentiero ben noto in estate è colmato di bianco che va a raccordarsi col pendio sottostante: dovremmo muoverci su un unico grande traverso inclinato. Indossiamo i ramponi, quelli “seri”: non è prudente avventurarsi qui con le ciaspole.
Per me è la prima volta che li calzo. Il freddo pungente mi martella le mani mentre, senza guanti, mi cimento nei vari passaggi delle fettucce di bloccaggio. Marco, più esperto, mi aiuta.
Leghiamo quindi le racchette da neve allo zaino e iniziamo a salire. Passi piccoli, piantando bene i coltelli nella neve per assicurare la tenuta. Procediamo piano, senza fretta, con il sole in faccia. Un fugace sguardo alla pianura evidenzia una striscia azzurra sormontata da uno strato più denso di nubi bianche. Madonna della Neve e l’Albergo di Pian del Re sono ben poca cosa da qui, e il corso del Po è come un serpentello grigio che sinuoso si muove in un deserto bianco.
Superato il tratto più rischioso, ecco la nostra ricompensa: una visuale perfetta su Monviso e Visolotto, giganteschi e vicinissimi. Da lì a breve raggiungiamo Pian Fiorenza.
Il lago è un piccolo deserto di ghiaccio ricoperto di neve, disegnato nei giorni dalla forza invisibile del vento che, accarezzandolo lo raschia, lo liscia e poi lo increspa. La vita qui si intuisce soltanto dalle poche impronte che lo percorrono e lo attraversano, disegnando traiettorie di passaggi solinghi verso la sopravvivenza. Un lupo è stato qui, me lo immagino procedere veloce, sicuro nella sua traccia diritta, senza dispersione. Non vedo sangue intorno. Chissà se e dove avrà ghermito la sua preda.
Mentre sono immersa in questo pensiero, una nuvola singolare si posiziona proprio dietro la vetta del Re di Pietra, imprigionando il sole fra lei stessa e la roccia. Il suggestivo effetto ottico che ne consegue fa sì che i pinnacoli e le rocce della punta del Monviso vengano riflessi ed amplificati sulla superficie della nube, facendo apparire il Gigante delle Cozie ancora più grande e maestoso, quasi incombente.
Il Fiorenza vive delle luci e delle ombre che viaggiano nel cielo. I fianchi completamente bianchi e inviolati della bastionata che dà sulla pianura invitano a cercare nuove prospettive del lago, differenti da quelle usuali ammirate nella stagione calda.
La neve caduta in settimana è alta e non ancora trasformata, al limite fra l’uso dei ramponi o delle ciaspole. Ci teniamo i ramponi e, pur affondando, saliamo in sicurezza. Il cielo è azzurro e le nuvole leggere lo raccordano con il suolo ricoperto di bianco. Arriviamo sul crinale e da lì lo sguardo spazia su Pian della Regina, sul corso del Po, su Borgo di Crissolo. Di fronte a noi il monte Ghincia Pastour con i suoi piccoli impianti e a sinistra, in un angolo, ecco la chiesa di Madonna della Neve.
Siamo quasi sulla verticale sopra le cascate del Po, ma non è prudente avvicinarsi al ciglio per affacciarsi e guardare.
Alle nostre spalle il Monviso, il Visolotto e il Viso Mozzo e, sotto di loro, nella sua totale estensione, il lago Fiorenza con i suoi ricami di tracce di lupo e le sue increspature che il vento ha regalato alla neve, accarezzandola e congelandola con il suo gelido respiro.
Troviamo un piccolo sperone di roccia libero dalla neve e, appoggiati qui mangiamo la pizza di Davide, già buonissima di per sé ma che qui acquista un sapore migliore: il sapore degli spazi aperti e infiniti, dei panorami grandiosi e severi che nulla hanno da invidiare a quelli più famosi e pubblicizzati. Il sapore del silenzio che sazia il cuore e gli occhi, con entrambi che nulla chiedono di più, perché è tutto ciò di cui hanno bisogno in questo momento di comunione con la natura.
Ritorniamo sul sentiero usuale. Per salire verso il lago Chiaretto occorrono sicuramente le ciaspole, perché la neve è davvero tanta. Non ci avventuriamo, immaginando di arenarci poco al di sotto, in corrispondenza di una piccola e ripida bastionata rocciosa che con la attrezzatura che abbiamo non sarebbe quasi sicuramente possibile superare.
In modo silenzioso ma inesorabile, la natura detta le sue stagioni ed i limiti legati ad esse, e noi ci accontentiamo della meta che siamo riusciti a raggiungere e iniziamo la discesa verso Pian della Regina.
La giornata sembra ancora più breve di quella che è, in quanto il sole che inizia ad abbassarsi è presto oscurato dalla mole delle montagne. Fa freddo vicino alla cascata del Po, e la nostra attenzione è massima per via della ripida discesa da affrontare con i ramponi e la neve che a tratti affonda vicino alle pietre nascoste dal suo spesso manto.
Giunti nei pressi del convento di Pian della Regina il cielo si colora delicatamente di giallo e indaco mentre il sole illumina le nuvole che aleggiano sul Monviso e sulla sua catena.

Testo ed immagini di Elena Cischino, tutti i diritti sono riservati