Sulle ciaspole al cospetto del Re di Pietra

Ogni itinerario dove il Re di Pietra è protagonista ha un non so che di austera magnificenza, un potere attrattivo grazie alla forza pura della natura che domina assoluta. Il Monviso non delude mai, ed in inverno i sentieri che si dipartono da Pian della Regina e salgono su, oltre Pian del Re, mettono ancor di più in luce la grandiosità del Gigante delle Cozie, che emerge dal mare di neve come un immenso scoglio. Salire in alto, scorgere camosci erranti che vagano nella neve alla ricerca di cibo, intuire nel bianco le tracce che portano agli itinerari estivi più noti ci fa sentire liberi e leggeri. La mente segue il corpo che va e che con il suo incedere dà il ritmo ai pensieri che fluiscono fluttuando sospesi sopra di noi come i fiocchi di neve che scendono dal cielo. Tutto è bianco ed anche noi ci sentiamo metaforicamente più bianchi, ed è finalmente libera quella nostra parte che vuole volare in alto senza confini di spazio e di tempo, come l’aquila del monumento che ci lasciamo alle spalle, più in basso. Freddo, roccia, neve e vento tutti insieme sanno sempre sorprenderci con la loro primordiale essenza, la loro forza intrinseca del loro esserci, semplicemente. E così l’acqua delle cascate del Po lotta per  resistere alla morsa del freddo riuscendo ancora a compiere il suo salto in parte ormai trasformato in stalattiti di ghiaccio. Il vento soffia forte sollevando la neve dal suolo e incurvando i pochi alberi che, pur piegandosi, resistono. La roccia si erge maestosa catturandolo e facendolo mugghiare nelle sue pieghe e tra i suoi anfratti. Salire su è tutto questo. Ghincia Pastour è una delle possibili mete. Raggiungerla insieme a persone che condividono con me l’amore per la montagna è stato il valore aggiunto. Ecco i miei ricordi di quella splendida giornata. Salivamo su una distesa bianca simili a una fila di ordinati, piccoli fiammiferi. Sul vasto manto, le tracce sinuose dei nostri passi e le traiettorie lasciate dai pochi sciatori creavano geometrie ardite, esaltate dalla luce che, a tratti, emergeva dalle nuvole sospinte dal vento, per poi confondersi con la neve sollevata dalle forti raffiche. Neve che come sabbia mulinava nell’aria brillando sulle nere sagome delle montagne, creando dei suggestivi vortici. Giunti alla meta, il vento era ancora più forte, rendendo pungente il freddo. La neve alta ci consentiva di scendere correndo sulle ciaspole. Nuvole vaganti coprivano dispettose l’imponente catena di montagne intorno a noi. Ad un tratto il Monviso si svelava per un attimo, come una primadonna che si concede agli sguardi dei suoi ammiratori per poi celarsi nuovamente, incrementando il proprio mito. L’immagine diventava iconica grazie ad un inconsueto raggio di luce che, come una lama, affondava nel profilo della montagna. Poi la luce ed il vento modellavano le nubi, regalandoci per qualche istante un quadro astratto dove un velo triangolare si incastonava perfettamente fra i triangoli di roccia di Viso e Visolotto. Una geometria perfetta come solo la natura può regalare, per il solo tempo di individuarla e gioirne, mentre l’ultimo sole scompariva dietro il Re di Pietra, rendendolo scuro e severo.

2018-09-08T08:22:07+00:00

About the Author:

Elena Cischino
Ingegnere, appassionata di paesaggi di montagna in tutte le stagioni, che vive attraverso escursioni alla portata di tutti nelle valli intorno al Monviso, condivide le sue esperienze di cammino nella rubrica “Racconti di un’escursionista qualunque“.

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