Il raccolto di un miele, come la vendemmia o la mietitura, arriva una volta l’anno e dura pochi giorni. Le robinie da cui raccogliamo il tanto ricercato miele di acacia iniziano a fiorire verso la fine di aprile nelle zone più calde del Piemonte per finire nella seconda metà di maggio alle quote più alte e fredde. Nel raggio di azione di un alveare il raccolto dura si e no una decina di giorni e questo consente agli apicoltori nomadi di sfruttare due o tre raccolti spostando le arnie da una zona all’altra. Però non basta che le arnie siano dove ci sono i fiori al momento giusto: le api devono anche poter raccogliere il prezioso nettare. Se fa freddo i fiori durano più a lungo, ma le api non riescono ad uscire e comunque non si allontanano molto. Se piove tanto meno ed in più i fiori si rovinano o cadono a terra in caso di temporale. Anche il vento e l’aria asciutta danneggiano il raccolto perché prosciugano i fiori e le api non riescono ad estrarne il nettare. È per questo che negli ultimi anni è sempre più difficile raccogliere il miele di acacia. Ma quest’anno ci ha riservato una sorpresa!  Tra il 19 ed il 21 aprile le temperature sono crollate e la notte sono scese fino a – 4 nelle basse più fredde, così i boccioli delle robinie (ma anche delle viti) ed i giovani frutti di diversi alberi sono stati distrutti dal gelo come anche l’erba medica ancora tenera nei campi ed anche le piante di patata appena germogliate. Intendiamoci gelate in aprile sono regolari. Ad essere fuori posto è stato il mese prima che ha risvegliato anticipatamente le piante. Infatti gli alberi più in quota e quelli che erano più in ritardo si sono salvati e se fossero stati nei tempi consueti molti di più sarebbero scampati. Così anche quest’anno il raccolto di acacia si presenta scarso ed in molti posti nullo. Devo dire che il freddo di questi ultimi giorni sta rallentando la fioritura al punto che a casa mia l’acacia fiorirà quasi nei tempi giusti di inizio maggio. Ho dovuto rinunciare a spostare le api in pianura per un primo raccolto ed ora non mi resta che confidare nel tempo delle prossime due settimane. Viceversa invece di raccogliere dovrò nutrire io le api per evitare che muoiano di fame come è già successo negli ultimi anni.

Testo: Paolo Maria Cabiati

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