Aspettando che il miele di acacia diventi un ricordo

///Aspettando che il miele di acacia diventi un ricordo

Il raccolto di un miele, come la vendemmia o la mietitura, arriva una volta l’anno e dura pochi giorni. Le robinie da cui raccogliamo il tanto ricercato miele di acacia iniziano a fiorire verso la fine di aprile nelle zone più calde del Piemonte per finire nella seconda metà di maggio alle quote più alte e fredde. Nel raggio di azione di un alveare il raccolto dura si e no una decina di giorni e questo consente agli apicoltori nomadi di sfruttare due o tre raccolti spostando le arnie da una zona all’altra. Però non basta che le arnie siano dove ci sono i fiori al momento giusto: le api devono anche poter raccogliere il prezioso nettare. Se fa freddo i fiori durano più a lungo, ma le api non riescono ad uscire e comunque non si allontanano molto. Se piove tanto meno ed in più i fiori si rovinano o cadono a terra in caso di temporale. Anche il vento e l’aria asciutta danneggiano il raccolto perché prosciugano i fiori e le api non riescono ad estrarne il nettare. È per questo che negli ultimi anni è sempre più difficile raccogliere il miele di acacia. Ad esempio nel 2017, tra il 19 ed il 21 aprile le temperature erano crollate e la notte erano scese fino a – 4 nelle basse più fredde, così i boccioli delle robinie (ma anche delle viti) ed i giovani frutti di diversi alberi sono stati distrutti dal gelo come anche l’erba medica ancora tenera nei campi ed anche le piante di patata appena germogliate. Intendiamoci gelate in aprile sono regolari. Ad essere fuori posto sono gli sbalzi termici elevati nei mesi precedenti che possono innescare pericolosi risvegli anticipati delle piante. A volte si salvano gli alberi più in quota e quelli che erano più in ritardo e così le api hanno cibo e il raccolto di acacia si presenta sufficiente per la produzione di miele. Il freddo di fine inverno e d’inizio aprile, rallentando la fioritura delle piante nei tempi giusti di inizio maggio, può essere d’aiuto all’apicoltore che confida sempre in una partenza di una abbondante fioritura non soggetta a lunghe e continue precipitazioni che impedirebbero alle api di svolgere il loro importante e fondamentale lavoro di impollinatrici.

Testo: Paolo Maria Cabiati

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2018-06-04T16:09:45+00:00

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Paolo Cabiati
Agronomo ed apicoltore, vive e lavora da 14 anni a Famolasco (fraz. di Bibiana). Pratica l’agricoltura biologica e si occupa di attività di recupero e salvaguardia della biodiversità agraria piemontese nei settori frutticolo e cerealicolo. Per MP cura la rubrica “Gli alberi delle nostre montagne“

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