Il duro mestiere dell’accompagnatore naturalistico nel Parco del Monviso e non solo

Il duro mestiere dell’accompagnatore naturalistico nel Parco del Monviso e non solo

Il mestiere dell’accompagnatore naturalistico è uno di quei lavori in perenne bilico tra l’estinzione e la precarietà quotidiana, ma perchè ciò avviene? Secondo i dati dell’indagine “survey on line”, elaborati , nel periodo febbraio/marzo 2017, dall’Osservatorio Turistico Regionale, i visitatori dei Parchi del Piemonte scelgono per la maggior parte queste aree protette perchè attratti generalmente e maggioritariamente dalla natura, poi dalle attività sportive che vi si possono praticare, dalla tranquillità che ci si può trovare e via via dalla cultura, dalla gastronomia/prodotti e dal lavoro.
Secondo il campione utilizzato per l’analisi,  i  365 utenti  si sono espressi a favore, in larga maggioranza, per l’escursionismo e, dettagliando meglio, si scopre che a camminare sui sentieri in montagna ci vanno coppie (35%), gruppi di amici (28%) e famiglie (coppie con figli e/o altri parenti 27%), ma quanti di questi escursionisti ha richiesto o fruito della professionalità di un accompagnatore naturalistico per una visita guidata è un dato sconosciuto, ma che, per la nostra esperienza, decisamente scarso. Un fatto decisamente inquietante questo ,che ci sottolinea ancora una volta come la figura professionale dell’accompagnatore sia poco considerata dall’escursionista, ma come mai? Sicuramente manca un’adeguata comunicazione a livello scolastico di cosa sia e dell’importanza del ruolo, una pessima abitudine che si solidifica nei gruppi parrocchiali o associativi in genere, dove ad accompagnare è sempre l’ “esperto” di volta, che nella migliore delle ipotesi ha una conoscenza del tracciato, ma raramente conosce cosa ci sia sotto, aspetti naturalistici, storici e culturali. E la sicurezza? Quanti conoscono le caratteristiche meteorologiche del territorio visitato, quanti si informano tempestivamente sulle previsioni, quanti verificano il corretto abbigliamento del “gruppo”, la giusta razione di acqua? Un bravo accompagnatore è come un buon padre di famiglia, mette al centro del suo lavoro la sicurezza delle persone che a lui si affidano, è responsabile della loro incolumità, poi una storta può sempre succedere, ma è altra cosa che trovarsi in alta quota senza acqua o senza un cambio o una giacca con un temporale in arrivo. Inoltre l’accompagnatore naturalistico svolge un ruolo anche di controllo del territorio, indica i comportamenti corretti da mantenere per tutelare la natura.
Naturalmente anche in questo settore ci sono accompagnatori più meticolosi ed altri meno,  ma qui la selezione dei clienti fruitori è fondamentale e il passaparola uno strumento portentoso, soprattutto ai tempi dei social media, dove una recensione o un post critico può fare molto, a volte anche a sproposito.
I dati ci confermano anche che si tratta di un turismo “leggero”, sovente ” mordi e fuggi” che considera la montagna come un terreno di conquista, come una metà da conquistare piuttosto che da conoscere. L’arrivare al mattino il prima possibile al punto di partenza della gita e la ripartenza veloce la sera, senza fermarsi, senza legarsi con i luoghi e le persone. Un viaggio di andata e ritorno senza contatto, che lascia la valle più ricca di CO2, sovente di rifiuti, depredata della propria bellezza, che è si di tutti, ma forse in primis è di chi la vive e mantiene tutto l’anno, di chi con difficoltà, e non parliamo dei grandi gruppi turistici delle grandi stazioni turistiche, ci vive e cerca con il proprio lavoro di non abbandonarla, vi resiste per cuore e passione.
Si obietterà che è il costo a disincentivare la richiesta di questa prestazione; di rimando possiamo dire che i 15 euro a persona consueti di costo con gruppi medi di 8/10 persone, rappresentano un introito lordo che non considera, i sopralluoghi, la preparazione dei tracciati, il lavoro di comunicazione dei contenuti (fotografici, video e testuali), la gestione di un sito e dei social, e le tasse,  insomma tutto quello che sta dietro la gita vera e propria…  le 7-8 ore di lavoro sul campo nel giorno di accompagnamento sono dunque una piccola parte delle professionalità che stanno dietro le quinte di questo lavoro, alla fine pagato meno di un professionista qualsiasi. Insomma in un paese come l’Italia, che a detta di ogni pietra “dovrebbe vivere di turismo”, questo di non ricorrere ad un accompagnatore per la conoscenza del territorio è un vero crimine, da parte nostra invitiamo la Regione Piemonte, gli Enti Parco e tutti i soggetti, che col turismo hanno a che fare, di incentivare la diffusione sul turismo consapevole, perchè anche attraverso gli accompagnatori passa la visione di un turismo diverso.

2017-07-28T09:38:42+00:00

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