La pietra verde del Monviso

Che il Piemonte sin dall’antichità sia crocevia di genti e merci non è una novità. I suoi passi affaccianti sul limitrofo territorio transalpino sono da sempre percorsi in entrambi i sensi di marcia. A incominciare da Annibale e il suo esercito. Non vi è valle piemontese che non rivendichi il passaggio dell’illustre condottiero (contenzioso impossibile da redimere a quanto pare); recentemente ricercatori americani lo hanno collocato al Colle delle Traversette, ipotesi tanto affascinante quanto improbabile? Per noi è sufficiente sapere che gli storici sono tutti concordi nell’affermare che la linea scelta dai cartaginesi per scendere  lungo la dorsale italica passava proprio dalle Alpi Cozie. Più avanti nel secoli sempre ai piedi del Colle delle Traversette verrà scavato quello che verrà consacrato come il primo traforo delle Alpi, il Buco di Viso. Voluto a fine 1400 dal Marchese di Saluzzo Ludovico II, proprio per implementare gli scambi con il vicino regno di Francia. Giungendo ai nostri giorni non possiamo far a meno di menzionare il Colle delle Scale in Valle Stretta, balzato agli onori della cronaca in quanto linea preferenziale individuata dai migranti africani per raggiungere la Francia, ma da sempre utilizzato da contrabbandieri e pastori nel loro continuo peregrinare al di là e al di qua del confine. Niente di nuovo sotto il sole, ciò che allora può lasciare più spiazzati è lo scoprire che già nel Neolitico, ossia la bellezza di settemila anni fa, questi scambi avvenivano e non in maniera sporadica, ma in maniera strutturata al punto da utilizzare linee di transito precise che collegavano le nostre valli con il centro della Germania. E che cosa si trasportava? Non abbiamo un quadro preciso in tal senso. Ciò che sappiamo, avendone trovato dei manufatti in loco è che all’epoca esisteva un mercato fiorente di pietre verdi che collegava queste zone così lontane tra loro. Si proprio lei la pietra verde sostanzialmente Serpentinite che ritroviamo nel bacino del Monviso. Ai piedi di questi, in Valle Lenta per la precisione (ramo laterale della più conosciuta Val Po), dopo oltre 10 anni di prospezioni ricercatori del CNRS di Francia, hanno scoperto i resti di cave dove, circa settemila anni fa, gli abitanti del luogo hanno iniziato l’attività estrattiva, spinti dalle richiesta di un mercato che si estendeva ben oltre le Alpi occidentali. A quanto pare la cosiddetta globalizzazione non è una caratteristica riconducibile solo al mondo contemporaneo se è vero che alcune di queste pietre, lavorate in asce, sono state trovate in Bretagna, Danimarca e Sicilia. I nostri antenati ne apprezzavano le caratteristiche di robustezza, ma ancor più il colore e la lucentezza. Una volta lucidata la pietra verde raggiunge una colorazione con riflessi tali che nella popolazione dell’epoca doveva destare non poca ammirazione. Non a caso questi oggetti furono, probabilmente, usati durante le cerimonie religiose da parte della teocrazia e dai guerrieri, come simbolo inequivocabile del loro prestigio. Queste asce erano considerate talmente preziose da far parte dell’arredo funerario che avrebbe accompagnato il defunto nel suo ultimo viaggio nell’aldilà. Diverse sono infatti i manufatti in pietra verde trovati in tumuli appartenenti a personaggi di spicco della società dell’epoca. Il pensare alle quote in cui veniva rinvenuta la materia prima è a dir poco strabiliante, siamo tra i 1500 e 2400 metri sul livello del mare. Per chi è anche solo andato a camminare qualche volta nelle valli del Monviso sa bene che dai 1600/1700 metri il bosco lascia poco alla volta spazio a un ambiente che, seppur affascinante, diventa sempre più pietroso, dove è più difficile muoversi,  e dove si è, inevitabilmente, più alla mercé degli agenti atmosferici. Immaginiamo la fatica e la perizia nel compiere lunghi tratti di sentiero impervio con grossi carichi di pietre al seguito. Ma tant’è l’Europa dei liberi scambi commerciali è nata allora a dimostrazione ancora una volta, nel caso ce ne fossi ancora bisogno di ribadirlo, che le catene montuose non sono mai state considerate barriere tra i popoli.

2018-07-03T12:04:29+00:00

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Andrea Arnoldi
Accompagnatore naturalistico e membro del soccorso alpino è da sempre appassionato di montagna, si occupa del coordinamento delle partenze escursioni MonvisoPiemonte e cura la rubrica “Natura ed escursioni nelle valli del Monviso“.

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