La grande famiglia dei salici

salici

Dopo la precoce fioritura dei noccioli l’occhio dell’apicoltore si volge alla successiva, quella della grande famiglia dei Salici.
Mentre in Italia di nocciolo ce n’è una sola specie, i salici sono una cinquantina e forse più se si contano anche tutti gli ibridi possibili. Dal salice bianco che supera i 20 m di altezza e vive lungo i fiumi della pianura ai salici alpini che sono alti pochi centimetri e vivono al limite dei ghiacci sulle cime dei monti o nel circolo polare. I salici sono talmente tanti e diversi che volevo studiarli da un bel po’ e finalmente ho potuto farlo per scrivere quest’articolo. Ma mi sono perso ed il mese di febbraio è quasi passato.
Salix è il nome latino e pare derivi dal celtico sal lis (presso l’acqua), infatti i salici li troviamo lungo fiumi, torrenti e fossati ma anche nei pressi di paludi ed acquitrini. “Presso l’acqua” però non vuole dire “dentro l’acqua” e quindi pur sopportando inondazioni devono vivere sulla terraferma.
Come i loro cugini pioppi affidano al vento i loro semi che volano avvolti in quella lanugine che, all’epoca dei fieni e delle allergie correlate, riempie l’aria nei giorni di sole. I pollini sono invisibili mentre i volanti semi lanuginosi infastidiscono e si vedono bene così molti trovano semplice da loro la colpa dei propri starnuti.
Questi semi germinano rapidamente ed in pieno sole poco dopo aver toccato il suolo e fanno di salici e pioppi delle piante pioniere capaci di colonizzare il suolo lasciato nudo da un incendio, un’alluvione o l’abbandono di un terreno. I salici sono piante dioiche cioè esistono piante femmina e piante maschio. I fiori sono poco appariscenti e raggruppati in amenti che prima di sbocciare sono pelosi e sembrano ricoperti di una vera e propria pelliccia grigio verdastra. Il salice nero (Salix daphnoides) primo fra tutti seguito dal salicone (Salix caprea), ed dal salice cinerino (Salix cinerea) fioriscono prima ancora di mettere le foglie ed i loro fiori maschili esplodono in una nuvola di giallo polline che spicca fra le chiome spoglie dell’inverno. É il primo vero raccolto salice_fioritura (4)per le api infatti oltre al polline abbonda anche il nettare. Non si riesce a raccogliere un miele puro perché le api tendono a consumarlo tutto per far crescere le famiglie uscite dall’inverno. Sulle Alpi e nel nord Europa, dove le fioriture durano fino ad aprile si può raccogliere misto al tarassaco un miele gradevole, giallo chiaro e di cristallizzazione grossolana. Lungo i fossi delle nostre valli si coltivano il salice rosso (Salix purpurea) dai sottili rami rosso scuro e quello bianco (Salix alba) che invece i rami li ha giallo brillante. Coltivare i salici non è difficile perchè qualunque ramo di salice si pianti in un terreno umido nell’inverno si trasforma in un nuovo albero e proprio in questi tempi una volta all’anno si potano in quella forma tipica che si chiama capitozzatura e che consente di produrre abbondanti verghe lunghe e flessibili. Se invece le piante vengono potate ogni due-tre anni si ottengono rami più grandi con cui fabbricare manici per badili, forconi, zappe e rastrelli come ancora fanno alcune aziende artigiane della valle Po e della Val Varaita. Prima dell’avvento della plastica con le verghe di salice si costruiva ogni tipo di contenitore per solidi: ceste per il bucato, cesti per la frutta, cestini da pescatore, ceste da braccio, impagliature per damigiane, gabbie per difendere la chiocce
ed i loro pulcini. Per essere lavorate le verghe devono essere raccolte in luna calante altrimenti restano rigide e fragili e possono essere spelate o meno per oggetti più o meno raffinati. Si conservano secche e vanno rese elastiche mettendole in acqua per un certo tempo. Quando l’educazione si impartiva a suon di botte era una punizione diffusa far ammorbidire nell’acqua la verga da colui che poi l’avrebbe assaggiata come scudiscio. Ridotte a carbone fornivano apprezzati carboncini da disegno. Le verghe oltre che nella cesteria si usano per legare le piante ai sostegni, le fascine di ramaglie e qualunque cosa sia da legare in campagna. Coloro che un tempo non potevano permettersi l’opera del fabbro usavano legare l’aratro al giogo dei buoi con un legame ricavato da una spessa verga di salice ritorta a dovere. Poiché il salice bianco cresce in fretta e raggiunge dimensioni ragguardevoli se ne usa il legno leggero e resistente all’acqua per intagliare i tradizionali zoccoli olandesi, i sabot valdostani e le mazze da cricket. I liutai apprezzano invece il legno di salice per le casse armoniche dei violoncelli e dei contrabbassi ed alcune parti dei violini. Molti riconoscono i salici per le foglie lanceolate e grigiastre, ma questo è vero solo per alcuni di loro: il rosso, il bianco, il piangente, il nero ed il ripaiolo Salix eleagnos. Il salicone, il salice grigio, molti ibridi ed i salici nani alpini hanno invece foglie più o meno ovali. Visto la diffusione in ambienti molto diversi e la facilità con cui le talee attecchiscono i salici sono fondamentali nelle opere di ripristino ambientale come consolidamento di sponde franose ed opere di ingegneria naturalistica. Poiché sono piante pioniere sono utili per migliorare terreni difficili ed anche per bonificare suoli inquinati: grazie alla loro resistenza infatti aiutano a ricostruire la fertilità di suoli danneggiati da scarichi inopportuni. salice_fioritura (3)Ci sono poi giardinieri che costruiscono recinti e gazebi intrecciando rami di salice rosso piantati nel terreno in modo che attecchiscano e facciano delle loro realizzazioni autentiche opere viventi. Non si possono tacere infine le doti medicamentose delle cortecce di salice. Esse contengono salicina e tannini. La prima è l’antenato naturale dell’aspirina ed ha funzioni antipiretiche ed antireumatiche, mentre il secondo oltre a poteri antisettici e astringenti veniva impiegato nella concia di cuoi assai ricercati per morbidezza e profumo. Concludiamo ricordando che ai salici di Babilonia avevano appeso le cetre i profeti di Isarele esuli al tempo di Nabucodonosor ed ancora oggi Salix babylonica è il nome botanico del salice piangente importato in Europa dall’oriente a fini ornamentali.

Testo: Paolo Maria Cabiati

2018-05-12T07:30:59+00:00

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Paolo Cabiati
Agronomo ed apicoltore, vive e lavora da 14 anni a Famolasco (fraz. di Bibiana). Pratica l’agricoltura biologica e si occupa di attività di recupero e salvaguardia della biodiversità agraria piemontese nei settori frutticolo e cerealicolo. Per MP cura la rubrica “Gli alberi delle nostre montagne“

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