Alcuni eventi naturali, già di per sé affascinanti, lo diventano ancora di più se osservati in montagna.
Lassù gli orizzonti si allargano e il cielo si fa vasto ed incontaminato come un immenso palcoscenico.
E quando il giorno e la notte si incontrano all’alba o al crepuscolo, il cielo si dipinge di colori e luci particolari, trasferendo sul paesaggio le sue incredibili sfumature cangianti e lasciando senza fiato chi si trova lì ad osservare.
Non appena le ombre iniziano a scendere, dopo il tramonto, i bagliori rossi e arancioni che hanno tinteggiato le rocce svaniscono per lasciare il posto ad un grigio violaceo che si fa via via più uniforme fino al prevalere delle tenebre. Qui inizia il regno della luna: il pallido disco si leva piano piano, e nel momento in cui è ben alto sull’orizzonte, ecco che un fascio di luce fredda, ma intensa,abbraccia silenziosa l’ambiente svelando ciò che il buio aveva repentinamente inghiottito.
Questo potere mistico di luce riflessa in montagna è molto forte, perché fa brillare le pietre, rende argentei i ruscelli, evidenzia i sentieri. In una notte di luna piena, in montagna ci si sente meno soli.
La luna è la regina del cielo ed in sua presenza i milioni di stelle sono tanti piccoli comprimari luminosi, e nella vastità di uno scenario alpino non si può fare a meno di cercarla con lo sguardo per stupirsi della sua purezza e perdersi nell’enigma dei suoi crateri.
La luce lunare a picco sulla terra non è mai netta e definitiva come quella del sole a mezzogiorno, ma è sempre sfumata e confonde i colori delle cose in mille tonalità di grigio.
E nulla diviene definitivo nemmeno nella particolare circostanza di un’eclissi, quando l’ombra della Terra pian piano va ad oscurare il disco lunare.
Perché la luna non sparisce, ma si vela di scuro, e nel fare questo cambia colore diventando rossa, e in questo gioco di vedo-non-vedo, lascia intuire le geometrie che disegnano la sua superficie.
All’apice del fenomeno, la luce viene attutita ed il paesaggio tutto intorno sparisce, ma non del tutto. L’eclissi è il palesarsi di una mancanza di fatto sempre presente. La luna c’è ma in quel momento è come se mancasse sebbene la sua presenza si faccia timidamente notare. L’eclissi è, in qualche modo come l’amore. Forse è per questo che ci attira tanto.
L’eclissi lunare dello scorso 27 luglio era speciale. Innanzitutto era molto lunga, e poi la luna non era sola, ma accompagnata da un Marte incredibilmente vicino. Non potevo non essere in montagna per assistere a tutto ciò, quindi con alcuni amici sono salita sul Colle di Sampeyre, sullo spartiacque fra le valli Varaita e Maira a quota 2284 metri. Le zone come queste hanno il vantaggio, pur non essendo particolarmente elevate, di ergersi a cavallo fra due vallate offrendo un panorama di ampio respiro.
Poche persone hanno avuto la nostra idea, e la spianata prativa è invasa da molteplici varietà di fiori che ci inebriano con il loro forte profumo. Da lontano risuonano i campanacci delle mucche ancora al pascolo, mentre acuti fischi di marmotta si perdono più in basso. Un vento fresco soffia costantemente. Sulla Val Maira emergono i profili inconfondibili di Rocca La Meja e del monte Oronaye. Più indietro, un po’ nascosti dalle nuvole, si riconoscono il Pelvo d’Elva ed il Chersogno. Verso la Valle Varaita la grossa mole del Monviso è nascosta da un ammasso di nuvole vaporose.
Sono quasi le nove ed il cielo è ancora abbastanza chiaro e colorato dalle tinte del tramonto in evoluzione. Cerchiamo la luna a sud-est e, non vedendola, ci incamminiamo più su.
Eccola. Dalla pianura nascosta da una spessa foschia emerge rossa e rotonda, diagonalmente più in basso c’è Marte, più piccolo alla vista ed altrettanto rosso e luminoso.
In questa direzione il cielo è terso, ma alcune velature opacizzano il disco lunare per un po’, impedendoci di godere la prima parte dell’eclissi. L’ombra si fa più consistente, ed a tratti si vede solo la luce di Marte, ma intanto il cielo inizia progressivamente a punteggiarsi di stelle. Il vento che continua a soffiare ha nel frattempo portato via le nuvole ad Ovest, liberando il Monviso ovunque tranne che sulla punta. Sono le undici, ma dietro il Re di Pietra i giallastri retaggi del tramonto colorano ancora il cielo.
La luna è ora in ombra ed il suo disco è rosso scuro. Intanto nel cielo limpido serpeggia la Via Lattea. E’ meraviglioso osservare i due corpi rossi che convivono con tutte quelle stelle. Scattiamo parecchie foto con il cavalletto, e combattiamo il freddo riscaldandoci con un the caldo, ben protetti da cappelli e giacche a vento. Approfittiamo di alcune ulteriori velature sulla luna per mangiare qualcosa. Improvvisamente il vento pulisce quella parte di cielo rendendo nitidi la luna e Marte. Proprio in quel momento inizia la fase più suggestiva dell’eclissi: l’ombra terreste poco a poco si ritrae, liberando la prima sottilissima falce di luna. La bianca luce che emana rischiara subito le montagne intorno.
Pian piano l’ombra della Terra abbandona la Luna, creando una suggestiva proporzione fra il bianco ed il nero, come accade nella vita di ciascuno di noi. La tenebra a volte ci attrae, ma è la luce che illumina il nostro cammino. Ancora una volta la natura riassume con assoluta semplicità un concetto che scrittori e poeti hanno espresso nei secoli attraverso molteplici metafore.
In meno di un’ora il disco lunare si libera risplendendo bianco nel cielo. Il cono di luce è come quello di un immenso faro che abbraccia i vicini monti della Valle Maira. Marte, schiacciato dalla sfolgorante presenza della luna, si limita a rifulgere un poco di più rispetto alla luce delle altre stelle.
E’ mezzanotte passata. I miei amici si fermano a dormire in macchina per aspettare le luci dell’alba.
Io purtroppo devo scendere, e lentamente intraprendo con l’auto i diciotto chilometri di tornanti che mi separano da Sampeyre.
Sapendo di essere sola, provo ad un tratto a spegnere i fari: la luce della luna ora ben alta nel cielo basterebbe ad illuminarmi la via, ma per sicurezza non posso rischiare di non essere vista.
Nella discesa i miei occhi incrociano quelli rotondi di un tasso sul ciglio della strada.

Testo e immagini di Elena Cischino, tutti i diritti sono riservati