salamandra lanzaIn più di un’occasione leggendo i vari manuali inerenti alle classificazioni botaniche o zoologiche e relativi areali di distribuzioni delle specie prese in esame, abbiamo avuto la sensazione che “Mamma natura” se ne fregasse dei dati da noi trascritti con tanta cura, per prendersi così il piacere di scombussolare i nostri riferimenti scientifici, regalandoci così la gioia di poterci stupire di fronte a nuove scoperte.
E’ il caso della Salamandra Nera di Lanza o Lanzai che dir si voglia (in onore dello scienziato fiorentino Benedetto Lanza), specie sino a poco tempo fa confusa con la Salamandra Atra, diffusissima su tutte le Alpi centro-orientali. Dal 1988 gli è stato riconosciuto lo status di specie a sé, situazione che ha fatto si che si attivassero una serie di misure a difesa e a salvaguardia di questo splendido animale.
La Salamandra Lanzai è una specie endemica delle Alpi Cozie, vuol dire che questo anfibio dall’aria estremamente simpatica e dalla livrea lucida, completamente nera, lo si trova esclusivamente nell’areale del Monviso ossia in Val Pellice, Val Po’, Val Germanasca e nel vicino Queyras. Specie transfrontaliera dunque!
La nostra Salamandra ha inoltre delle caratteristiche biologiche tutte sue che la differenziano ulteriormente dagli altri anfibi. E’ vivipara, ossia a differenza di altre Salamandre (prendiamo a campione la pezzata gialla che ha un ciclo di vita simile a quello delle rane, cioè con passaggio metamorfico da girino ad adulto, e relativo attraversamento dalla vita in acqua alla terra), la Lanzai partorisce la propria prole con sembianze adulte, come i mammiferi tanto per intenderci. Questa caratteristica è probabilmente dovuta a un adattamento risalente al periodo glaciale ossia ad un momento storico dove l’acqua allo stato liquido in queste zone era praticamente inesistente, da qui la necessità di partorire una prole in grado di muoversi da subito sulla terra ferma, in questo caso sulla neve e il ghiaccio. La salamandra Lanzai può raggiungere i 17 cm di lunghezza sebbene la media sia intorno ai 12, la si trova sopra i 1400 metri sino grosso modo ai 2800/3000m. Ha un periodo di gestazione inoltre molto lungo, va dai due ai cinque anni, abbinato a una longevità fuori dal comune (arriviamo sino ai 22 anni). A proposito di riproduzione, durante la stagione degli amori, normalmente a fine estate, i maschi combattono tra loro e solo il vincitore a diritto a riprodursi esibendosi in una sorta di rituale di corteggiamento.
Fughiamo eventuali dubbi relativi alla sua pericolosità, si nutre di insetti e piccoli molluschi ed è del tutto innocua per l’uomo. Lo strato superficiale della sua epidermide presenta delle ghiandole che secernono una sostanza repellente che la rendono inappetibile per tutta una serie di potenziali predatori. Fortunatamente il numero di esemplari censiti sul territorio non fanno temere un pericolo di estinzione ma la lunga gestazione, una capacità riproduttiva non elevata abbinata al fatto che occupi un territorio limitato fanno si che si debba avere nei suoi confronti un occhio di riguardo. Quindi attenzione a quando si passeggia durante le giornate particolarmente umide, l’ipotesi di schiacciarle non è così remota considerando che spesso le si incotra proprio sui sentieri. A tal proposito ricordiamo che la recente istituzione del Parco Naturale del Monviso con le relative normative a salvaguardia delle specie presenti nell’area protetta vanno proprio in questa direzione.

Testo: Andrea Arnoldi – Accompagnatore naturalistico MonvisoPiemonte