Da sempre l’uomo ha sentito il bisogno di lasciare una traccia del proprio passaggio terreno, le incisioni rupestri sembrano confermare questa tesi. E altresì vero che ricondurre coppelle, simboli cruciformi ed esseri antropomorfi alla sola esigenza di lasciare una traccia della propria presenza è quanto meno riduttivo. Le interpretazioni in tal senso sono tra le più variegate e fantasiose. Si va dalla rappresentazione di costellazioni, alle indicazioni scolpite a mo’ di cartelli stradali utili per le transumanze o eventuali piste di caccia. Ci si muove nell’immenso e frastagliato campo dell’interpretazione preistorica. E sì, perché è forse proprio questa indeterminatezza, questa incapacità da parte dell’uomo moderno di decifrare questi segni a rendere estremamente interessante la ricerca e l’interpretazione di questi siti, di tutto si può dire il contrario di tutto. Non ce ne vogliano gli studiosi del settore per questo atto dissacratorio. Ma la decodificazione di segni risalenti a prima dell’invenzione della scrittura rende difficile se non addirittura impossibile una interpretazione univoca sul significato di tali segni. Ciò che gli studiosi di preistoria hanno però cercato di fare è per lo meno circoscrivere l’ambito a cui tali incisioni si riferiscono. E qui la religione sembra mettere tutti d’accordo. Infatti se può esserci il dubbio che una coppella (incavi semisferici dai più svariati diametri) venisse riempita da grasso animale e relativo stoppino da usare come candela oppure a scopo divinatorio, (sono infatti spesso collegate tra loro da piccole condotte e anche qui i riferimenti ai liquidi usati per tali riti rendono ancora più avvincente il tutto, sangue animale o umano??) si è tutti concordi nell’affermare che le motivazioni di tipo religioso dovessero esser predominanti. La presenza di tali segni non trova più riscontro nelle zone di pianura, dove probabilmente gli altari preistorici sono stati soppiantati prima da templi pagani, e poi in epoche più recenti da luoghi di culto cristiano ed infine al cemento, pietra tombale, aimè di tutta una serie di siti archeologici di varie epoche. E’ quindi proprio all’ambiente montano che dobbiamo rivolgerci per trovarne ancora traccia. Focalizziamo l’attenzione su Pramollo la quale grazie alla sua modesta antropizzazione rispetto ad altri luoghi nelle terre alte ha preservato una serie di siti tra i più interessanti del pinerolese. Nello spazio di pochi km quadrati troviamo La Rocia Veglio (roccia vecchia/antica nel “patois” locale) sotto il colle dell’Az’zara. Una roccia alta circa 5 metri il cui piano inclinato sommitale è crivellata da  segni e coppelle nel numero di 116! Stranamente non è giunta sino a noi nessun tipo di leggenda con la roccia come protagonista… Abbarbicandosi sulla sua sommità non si può fare a meno di pensare a quello che doveva esser stato l’uso nei millenni passati, la stessa collocazione (un’area aperta all’interno del bosco scatena la nostra fantasia. Altare preistorico, quindi luogo di culto oppure più prosaicamente un’enorme libro contabile sul quale furono incise suddivisioni terriere della zona? Mistero! Per contro gli studiosi ci presentano alcune suggestioni legate agli scivoli sottostanti le incisioni e al loro utilizzo. Si parla di riti propiziatori legati alla fertilità. L’abitudine di appoggiarsi a tali riti per aumentare il proprio vigore sessuale e conseguentemente la propria fertilità, pur perdendosi nella notti dei tempi è giunta sino quasi ai giorni nostri. E qui il pensiero va ai nostri antenati che ingenuamente andavano a “sfregare” i propri attributi su queste pietre nella speranza di continuare la progenia famigliare.Sempre nel comune di Pramollo sullo spartiacque che lo separa dalla val Chisone troviamo il simbolo solare di Pra Lumier (così chiamato per via del toponimo più vicino all’incisione) In questo caso si tratta di un’unica segno con una coppella centrale dalla quale si irradiano otto raggi, ricordante una ruota di bicicletta. Anche qui le ipotesi rispetto al significato sono tra le più disparate. La più probabile è appunto quella riferibile al Sole e alla sua sacralità, ipotesi più improbabile ma comunque da non scartare è che la coppella centrale rappresenti una figura di spicco all’interno del clan, un capo villaggio un sacerdote? Con gli irraggiamenti terminanti con piccole coppelle indicanti l’interdipendenza tra i vari membri del villaggio/clan e il simbolo centrale.
Se con queste righe abbiamo stimolato della curiosità, ricordiamo che è possibile venire a camminare e osservare le incisioni rupestri sul campo in una delle gite in calendario, vi aspettiamo!

Testo: Andrea Arnoldi – Accompagnatore naturalistico MonvisoPiemonte