Città e architetture dipinte nel marchesato di Saluzzo: finzione o realtà?

///Città e architetture dipinte nel marchesato di Saluzzo: finzione o realtà?

IMG_0013_500Borghi animati pieni di fitte case sovrapposte e colorate, torri svettanti, merli e castelli popolano le città negli affreschi tardomedievali conservati nelle chiese di Saluzzo, Manta, Verzuolo e di altri centri del saluzzese e del cuneese. Una gita nelle valli e nelle terre del Monviso alla scoperta delle città antiche rappresentate con vivacità e molta animazione sui muri e sulle volte delle cappelle e delle chiese da Saluzzo fino a Cuneo. Un percorso guidato quello che vi invito a compiere, forse inusuale, anche perché si tratta di paesaggi urbani molto diversi da quelli che oggi circondano questo territorio: sono rappresentazioni di città realizzate dai pittori, Antonio e Pietro Pocapaglia (Pietro da Saluzzo), che le dipingono come sfondi di vivaci e partecipate scene religiose. Nei racconti della Passione e della Crocifissione di Cristo della chiesa di San Giovanni di Saluzzo e nelle Storie di Sant’Antonio abate dell’antica parrocchiale di Verzuolo e nella Crocifissione dell’antica parrocchiale di Manta (ad oggi attribuita ad un pittore anonimo), le architetture, spesso dai colori e dalla composizione prospettica inverosimile, si animano di personaggi partecipi agli eventi in corso di svolgimento. Balconi, logge, loggiati, sporti, in legno o in muratura, offrono il loro spazio a spettatori curiosi e partecipi, e dalle mura e dalle porte della città si affacciano animali insoliti, come scimmie o galli (simbologia del rinnegare dell’apostolo Pietro). Le architetture prendono forme fantasiose seguendo le curvature delle volte absidali o delle cappelle, mostrando una straordinaria varietà di tipi di edifici, di materiali e di finiture, specchio evidente di una consistenza urbana stratificata nel tempo. Le torri concludono le loro murature con bertesche e merli, accogliendo, all’ultimo piano balconi e finestre dalle quali compaiono nobildonne e vari animali, tra i quali una scimmia. Anche gli interni sono rappresentati con ricchezza di particolari e di dettagli: gli ambienti sono coperti da volte a crociere o da soffitti lignei decorati, come quelli che ancora oggi si conservano in alcune case tardomedievali di Saluzzo. Erode è rappresentato seduto su un trono con un ampio baldacchino rivestito di tessuto, mentre nella scena a fianco un camino, con gli alari e il necessario per il fuoco, offre riparo e calore. La Lavanda dei piedi, invece, si svolge all’interno di una loggia completamente aperta con arcate bianche e nere e mensole pensili variamente decorate. Per l’Ultima Cena il pittore di Manta ha scelto un contesto di grande IMG_0014_500importanza: un ambiente a più lati coperto all’interno da volte a crociera, che si apre verso l’esterno attraverso archi decorati con foglioline in appoggio su esili colonnine. Con commozione un gruppo di donne, affacciate da una loggia aperta con archi in muratura sorretti da esili colonnine lapidee, osserva la processione di Cristo con la croce. Torrette semicircolari si aprono lungo le mura della città dalla quale si allontana il triste corteo. All’esterno del centro urbano un mulino sorge isolato su di una collina presso un piccolo borgo fortificato. Negli affreschi della cappella dei Santi Crispino e Crispiniano (chiesa di San Giovanni di Saluzzo) la città si presenta compatta nelle sue mura perimetrali. Al suo interno si trovano gli edifici maggiormente rappresentativi: la monumentale porta di ingresso al borgo, un ampio convento con un’imponente facciata di una chiesa tardo gotica, il profilo della torre comunale con il suo palazzo aperto sulle arcate del loggiato e una serie di torri, quadrate e circolari, con merlature o cupole di varia geometria e con finestre a monofore e bifore sovrapposte. Una curiosità emerge se ci si sofferma sulle coperture degli edifici: i tetti sembrano essere di materiali e di forma differenti tra loro, dalla scandola in terracotta invetriata (la copertura del palazzo comunale di colore giallo oppure quelle verde chiaro della lunga manica del fabbricato in primo piano), alle lose in pietra, fino all’uso del laterizio in coppi, visibili su edifici in secondo piano, mostrando una eterogeneità di intenti e soluzioni. Insomma quella ricerca di uniformità e omogeneità che spesso caratterizza oggi l’approccio conservativo e di regolamentazione urbanistica nei centri storici italiani, non sembra trovare le sue radici nella variopinta e multiforme città tardomedievale del territorio saluzzese a ridosso delle colline e alle pendici del Monviso.

Testo: Silvia Beltramo 

Consigli per la lettura:

Arte nel territorio della diocesi di Saluzzo, a cura di R. Allemano, S. Damiano, G. Galante Garrone, L’Artistica, Savigliano 2008.

In particolare:

  1. Quasimodo, Sviluppi del gotico nel saluzzese, pp. 131- 142
  2. Quasimodo, L. Senatore, Il Quattrocento dei pittori Pocapaglia, pp. 143-166
  3. C. Antonioletti, L’antica parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo di Verzuolo, L’Artistica, Savigliano 2010
2017-11-18T16:04:50+00:00

About the Author:

Silvia Beltramo
Architetto, storico dell’architettura, e socio fondatore di Sassi Vivaci, si occupa di bandi e progetti e, grazie alla sue esperienza decennale, dell’organizzazione delle visite turistiche.

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