Passeggiando nel bosco

Tutte le favole hanno luogo nei boschi, quelle più note e quelle individuali, di ciascuno di noi. Chi sceglie di camminare nel bosco desidera vivere la propria fiaba, cercando quella libertà interiore che lo renda padrone della propria vita e sognando di agire come gli alberi, gli uccelli ed i cervi, che nella loro semplicità vivono al di sopra di tutto. Quando ci si addentra nel folto del bosco si lasciano alle spalle i rumori della civiltà. Avventurarcisi completamente soli è un’esperienza unica che possiamo offrire a noi stessi, con quel misto di paura e stato di allerta che si mescolano al piacere di osare sfidare le paure ataviche che ci portiamo dentro sin da bambini. Addentrandoci sempre di più in mezzo agli alberi, e chiudendo gli occhi, è possibile udire il battito del cuore della foresta suonare all’unisono con il proprio, diventando parte di questo regno silvano, di sentire l’odore dell’acqua e di veder trasformati i propri capelli in aghi di pino e in foglie, come in una metamorfosi mitologica. Pian piano il battito del cuore diventa più regolare e più calmo, e ci si sente più rilassati, iniziando a godersi il piacere di essere lì, ospiti di un ambiente per nulla ostile, ma carico di meraviglie da scoprire. Ebbene, in tutte queste meraviglie mi sono messa a camminare un giorno e di queste meraviglie vi voglio raccontare ed invitare a goderne. Il bosco è bello in ogni stagione, ed ognuno può decidere di passeggiarvi quando preferisce, per entrare in simbiosi con l’ambiente nel periodo più affine al proprio stato d’animo del momento. Il sole è il padrone delle stagioni; con i suoi raggi, una volta più caldi e una volta più freschi, ne determina il susseguirsi. In estate è caldissimo, in autunno è più lieve e tramonta prima. In inverno è proprio tiepido, quasi senza calore, mentre in primavera riscalda ogni cosa, scioglie la neve sulle montagne e risveglia fiori e animali dal lungo letargo invernale. Gli alberi cambiano con il sopraggiungere delle stagioni, e come loro il bosco. Allo stesso modo, quando una stagione della nostra vita arriva ad una svolta, tutto il nostro essere si prepara ad accogliere il cambiamento, ad elaborarlo e viverlo sino in fondo, con una nuova consapevolezza che ci permette di vedere il mondo non più come lo vedevamo prima, ma con uno sguardo diverso. Noi siamo come gli alberi, facciamo parte della natura e da essa traiamo energia, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Camminare nei boschi ci rigenera, apre le nostre menti ed i nostri cuori, ci fa dare il giusto peso alle cose, con la consapevolezza che siamo solo una piccola parte di un grande tutto, e che con esso siamo in equilibrio. Il bosco di primavera, dopo le ultime nevi del disgelo si risveglia con i primi tepori: la linfa vitale riprende a scorrere ed i rami ancora spogli si rivestono di gemme di varie fogge e colori e, con l’aumentare delle ore di sole, le foglie prendono forma e si dispiegano come piccole vele protese verso il cielo. Il tappeto erboso, ancora giallo e provato dalla stagione fredda, si punteggia di crochi bianchi e viola. Tutto è un rivivere ed un darsi da fare, ogni cosa si rinnova. A primavera il bosco brulica letteralmente di vita. Le fronde che man mano acquistano rigogliosità e si popolano di uccelli che costruiscono qui i loro nidi per deporvi le uova. Nella cavità dei tronchi vivono gli scoiattoli ed i ghiri. Dentro la corteccia e nei rami abitano formiche, ragni, cavallette, lucertole. Nelle foglie dimorano bruchi, farfalle, coccinelle, lumache. Nelle radici prosperano lombrichi, larve e piccoli insetti. Tra le radici spesso scava la sua tana la volpe. Alla base degli alberi c’è il sottobosco, il regno delle erbe, dei muschi, delle felci e dei funghi che hanno bisogno di pochissimo sole e amano invece l’ombra e l’umidità. Sotto di loro si trovano migliaia di organismi demolitori di residui animali e vegetali. Infine, la talpa scava la sua tana nel sottosuolo dove vive in totale oscurità catturando vermi ed insetti usando il tatto e l’olfatto. In pochi mesi il bosco è rigoglioso. E’ bello perdersi in mezzo ai faggi dalla chioma densa e folta che procede verso il cielo, i cui tronchi dalla grigia corteccia liscia e sottile contrastano con quelli bianchi e fessurati d’argento delle betulle, oppure sorprendersi di fronte ai grappoli d’oro dei numerosi maggiociondoli che prosperano nei nostri boschi. Poi la primavera cede il posto all’estate. In estate il bosco è nel pieno splendore vegetativo. La luce intensa che filtra dai rami, l’incedere cadenzato del cammino, i rumori e i versi degli animali che ci raggiungono dal folto della macchia, possono trasformare l’idea stessa del bosco in qualcosa di diverso, di astratto, di magico. L’addentrarsi in un fitto bosco, come ad esempio la nostra cembreta dell’Alevè, è un’esperienza multisensoriale, tra l’odore delle pigne ancora giovani, ma già impregnate di resina, e quello delle bacche di ginepro, tra il cinguettio della cincia ed il caratteristico richiamo della nocciolaia, tra la differente consistenza e sensazione al tatto delle molteplici erbe di montagna incontrate lungo il cammino, tra la monocromaticità del verde declinato nelle sue infinite sfumature. Permeati da queste emozioni, ci si ritrova in mezzo ad una foresta popolata da alberi con tronchi dalle più svariate forme, e per un attimo la nostra mente ritorna alle fiabe dell’infanzia immaginando che questi, da un momento all’altro, possano prendere vita.  Relitti di tronchi appaiono come il prodotto di epiche metamorfosi toccate in sorte ad esseri umani in tempi ormai dimenticati, e sdraiarsi per pochi minuti su di essi dona la sensazione di assorbire l’energia vitale che ancora li permea. La calura della stagione, di tanto in tanto è interrotta da un temporale.  La sera, qualche lucciola, rallegra con la sua luce il bosco più fitto. Dopo pochi mesi è possibile cogliere il momento preciso del cambio di stagione dall’estate all’autunno, passeggiando nel bosco e sentendo nell’aria qualcosa di nuovo e diverso, un profumo più intenso, un venticello più fresco, una sfumatura dorata nelle chiome degli alberi, tutti segnali che  la bella stagione è finita e che la natura si prepara ad un profondo cambiamento. Quindi arriva l’autunno, ed una valanga di profumi e di colori si abbatte sulla montagna. I boschi che ne rivestono i fianchi, con le  loro tonalità verdi, gialle, rosse e nocciola, sembrano enormi drappi del più regale broccato, cangiante nelle sue pieghe sotto i raggi del sole. Il bosco si accende di una gamma di tinte calde che mitigano i primi freddi. Foglie ora gialle, ora rosse illuminano come fuochi d’artificio l’intricato dedalo di rami ed arbusti, e la luce morbida delle giornate più corte stempera le sfumature rendendo il paesaggio simile ad un acquerello.  Le foglie cadono leggere dai rami sospinte dal vento. i larici ormai gialli sembrano fiamme che incendiano l’imperturbabile verde dei pini. I cervi in amore invadono le radure dei boschi con il loro bramito, il canto del bosco autunnale che si prepara a dormire. Profumi, odori, afrori, richiami, sono il regalo dell’autunno che il bosco ci fa prima di spogliarsi e volgersi al sonno. Enormi felci rosse e gialle, simili a pizzi ricercati, impreziosiscono le basi degli alberi. Soffice muschio verde riveste come velluto massi e tronchi. Faggi dalle foglie gialle spiccano sullo sfondo verde dei pini. Bacche di rosa canina punteggiano i sentieri. Qua e là fitte ragnatele adornano i rami già spogli. Nelle giornate brumose i colori accesi del fogliame nel bosco si sfumano sotto lo spesso velo di nebbia. L’orecchio di chi cammina fra gli alberi è teso nel captare i suoni che ovattati provengono dal bosco. L’occhio punta vigile in mezzo ai tronchi offuscati dalla nebbia, desideroso di scorgere la sagoma di qualche animale. L’elevata umidità si nebulizza sui capelli, rende viscida la terra sotto gli scarponi ed incrementa gli odori tutt’intorno. La terra prima del sonno invernale è fragranza umida: il sentore degli aghi di pino, di resina e di bagnato, il debole sottofondo di odore di mirtilli, quello della corteccia e del muschio che la ricopre. E poi a tratti il profumo dei funghi e quello delle foglie morte. Passeggiare in un bosco d’autunno incrementa l’olfatto, riportandoci in tempi lontani, quando gli uomini avevano nasi da sopravvivenza, e gli odori erano segnali per trovare le cose buone ed evitare quelle cattive. I profumi riportano ciascuno di noi  ai propri ricordi che vengono fuori da soli, richiamati da ogni singolo odore dell’insieme percepito, a sensazioni ed emozioni che paiono essere addormentate ma che si possono risvegliare all’improvviso. Quell’insieme di fragranze risveglia alla vita chi le coglie, fa ricordare ad ognuno chi è e chi è stato, per poi rammentarci che una persona è fatta soprattutto di emozioni. Infine l’autunno lascia il posto all’inverno. Nel bosco le luci filtrano basse tra i rami, creando giochi di ombre e colori, ed il bosco si mostra nella sua essenza più misteriosa ed insondabile: la stasi di ogni forma di vita, animale e vegetale, esausta per aver portato a termine un altro lungo ciclo. In quest’apparente immobilità, la natura affronta la stagione più fredda dell’anno in attesa di una nuova rinascita. Arriva il freddo e grandi fiocchi scendono in batuffoli bianchi danzando nell’aria, adeguandosi alla superficie delle cose: in precario equilibrio sulle piccole bacche tonde e sul più sottile dei rami, o aggrappati alle fessure verticali della corteccia dei grandi tronchi. Il bianco ed i toni del grigio sono interrotti ogni tanto dal rosso di qualche bacca tardiva di rosa canina o dal giallo di alcune infiorescenze che occhieggiano dai rami appesantiti dalla neve. Il bosco è forse l’ambiente che meglio di tutti riesce a farsi interprete delle suggestive atmosfere invernali. La neve si appropria dei paesaggi che incontra, e via via copre con il suo bianco manto una natura pronta ad accoglierla, depositandosi fino a cancellare tracce e forme, in un continuo gioco di comparse e scomparse. In questa dimensione in cui tutto appare sospeso, ritratto nell”istante esatto in cui il tempo sembra essersi fermato per conservare, sotto alla neve, il sonno del bosco fino a primavera, ci muoviamo con le ciaspole o con gli sci contemplando paesaggi da fiaba.
La neve intatta e soffice si apre sotto i nostri passi che rompono il silenzio con il loro tonfo ovattato. Gli alberi ricamano con il loro intrichi il paesaggio rendendolo magico. Talvolta un animale curioso ci osserva, a sua volta guardato da noi. Le luci della sera arrivano presto, tingendo la neve con i riflessi di tramonti infuocati in cieli azzurri e cristallini. Ancora una volta la natura sa stupirci e, per chi la sa apprezzare, ci arricchisce di regali sempre nuovi in ogni stagione.

2018-11-06T10:23:47+00:00

About the Author:

Elena Cischino
Ingegnere, appassionata di paesaggi di montagna in tutte le stagioni, che vive attraverso escursioni alla portata di tutti nelle valli intorno al Monviso, condivide le sue esperienze di cammino nella rubrica “Racconti di un’escursionista qualunque“.

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