“Da tempo immemore, ogni mese la magia del mio sorgere ispira i mortali a volgere gli occhi al cielo per cercare il mio tondo disco negli istanti in cui è rosso e tangente all’orizzonte. La mia alba nel crepuscolo del giorno accende bagliori cremisi perpetuando la certezza, o forse l’illusione, di poter cacciare le tenebre. Io, enigmatica sfinge siderale, osservo silenziosa il mondo, solcando impassibile secoli, millenni ed ere, e così muta ho il potere di muovere mari ed oceani, e gli animi di coloro che continuano a guardarmi. La mia algida bellezza può essere avvolgente come un abbraccio o distante come un amore non corrisposto, certo mai lascia indifferente. Ciascuno mi cerca per trovare delle risposte nella mia luce riflessa. Io sono la musa di poeti e pensatori, la compagna di naviganti e di pastori, la confidente di amanti e di sognatori. Perché io, io sono la Luna…”
Forse, se potesse parlare, la luna direbbe questo. Mi piace pensare che sia così, e cercarla ogni volta nel cielo.
Questa notte la luna sarà piena, la prima luna piena di questo Duemilaeventi e la voglio vedere sorgere da un luogo per me speciale: la croce di Envie sul Mombracco.
Qui salgo quando ho bisogno di silenzio e di ampi orizzonti che mi fanno sentire leggera e libera, senza alcuna urgenza se non quella di stare bene, in armonia con me stessa e con la natura.
E la libertà porta con sé solo doni, è contagiosa e rende felice chi ci sta vicino, in questo caso una mia cara amica che ha vissuto con me questa serata unica.
I giorni sono corti a gennaio, ed il sole si abbassa rapidamente aprendo la via al crepuscolo.
Saliamo sul sentiero privo di neve, fra i boschi spogli ed il suolo rivestito da uno strato di foglie rosso spento. Non c’è nessuno, il Mombracco questa sera è tutto nostro: siamo spiriti liberi immersi nella natura che camminano insieme nella zona franca del giorno, a cavallo fra luce ed oscurità. Occhi aperti, cuore in ascolto.
Fra l’intrico dei rami emergono le infinite sfumature dal rosa al cobalto del cielo. A terra, l’ultima luce ravviva le foglie morte come se le avesse pennellate con un velo di cipria.
La stasi, l’attesa di un qualcosa che sta per arrivare sembra permeare il bosco e le vicine montagne innevate. Il crepuscolo è un tratto intermedio nel tempo fra ciò che è stato – il giorno, e ciò che sarà – la notte. Cogliere tutto di questa transizione temporale, senza essere precipitosi nel bramare ciò che a breve accadrà, abbracciando ogni dettaglio, rallentando il passo e raccogliendo ogni emozione è vivere veramente quel momento. Carpe diem, come direbbero i latini.
La grande croce appare quando l’ultimo raggio di sole scompare dietro al Monviso. Il rosa del cielo sembra avvolgerla, regalandole un po’ del suo delicato colore. Le luci degli impianti di risalita baluginano ai piedi del Re di Pietra, che si staglia scuro fra le sfumature arancioni lasciate dal sole appena tramontato.
A poco a poco la vasta pianura si accende, puntinandosi di migliaia di luci. Saluzzo, Pinerolo e tutti i centri abitati si illuminano, mentre il bianco della neve che riveste la corona della Alpi all’orizzonte si spegne. Il cielo si fa più scuro smorzando rapidamente le molteplici tinte crepuscolari.
Poi all’orizzonte entra in scena lei. Rossa. Enorme. Nessuna luce artificiale può competere, perché lei è la luna ed è bellissima. Ruba la scena levandosi piano piano, e noi la seguiamo con lo sguardo, sedute ai piedi della grande croce. Qualche lieve striscia di foschia pare deformarla un poco, ma alzandosi la sua forma perfettamente tonda e ancora cremisi conquista il cielo ed inizia a illuminare la neve sulle montagne. Il Monviso innevato ricompare solenne. Nel cielo terso iniziano a vedersi le prime stelle.
Le mani sono congelate ma il desiderio di fotografare questa bellezza prevale sul disagio. Intanto anche le piccole luci sulla croce si accendono, come le nostre pile frontali per iniziare la discesa.
La luna ci accompagna fedele facendo capolino tra il fitto del bosco, trasformando il suo colore rosso in giallo e infine in bianco. Gli alberi sembrano a volte abbracciarla e a volte sostenerla con i loro esili rami. Il cielo si popola sempre di più di stelle.
Giunte alla millenaria certosa della Trappa, la luna è vicina al campanile. Poco più in là un alcuni alberi alti e spogli protendono i loro rami verso la costellazione del Carro.
La notte scivola dolcemente sul giorno, annunciata dal crepuscolo. La luna si leva e compie il suo percorso nel cielo, e se ne andrà per lasciare il posto al sole che, a poco a poco, spegnerà con la sua luce il bagliore delle stelle, ed il giorno scivolerà dolcemente sulla notte, annunciato dall’aurora. Il perché di tutto questo è insondabile. Ciò nonostante tutto si compie al momento giusto.

Testo e immagini di Elena Cischino, tutti i diritti sono riservati