Caccia fotografica nel vallone di Bellino

Anche le mattine uggiose, nebbiose e fredde possono regalare emozioni inaspettate e quindi ancora più belle. Mentre, insieme a due amici di MonvisoPiemonte, salivo con l’auto nel Vallone di Bellino stava addirittura piovendo, proprio un grigio inizio per la nostra caccia fotografica nel vallone di Bellino. Ma chi la dura la vince e gli unici escursionisti della giornata (noi), decisi a scorgere gli animali selvatici, non potevano di certo essere fermati da due gocce d’acqua!
Sono passate tre settimane dall’ultimo mio giro in questi luoghi. In quel momento c’era ancora parecchia neve e per salire avevo dovuto calzare le ciaspole. Ora il verde brillante domina il paesaggio dalla borgata di S. Anna, grazie ai  ripetuti acquazzoni dei giorni scorsi; ovunque crochi bianchi ancora chiusi per il freddo mattutino; qua e là ancora qualche esemplare viola, più precoce, che colorava neve e prati ingialliti dal rigore invernale l’ultima volta che ero stata qui. Ma l’inverno è duro a morire quest’anno, e numerose chiazze di neve perdurano imbiancando i pendii. Una nebbia sottile va e viene, sospinta da una gelida brezzolina. Il torrente gonfio d’acqua scende tumultuoso, ovattando con il suo potente suono il cinguettio degli uccelli ed i fischi delle marmotte. Camminiamo fuori dal sentiero, e dopo pochi minuti i nostri occhi incrociano quelli acquosi e dolci di un giovane capriolo maschio, con i palchi ancora ricoperti di velluto. Lo splendido animale resta per qualche secondo fermo a guardarci, poi con agili e veloci balzi sparisce fra i cespugli più in alto. Qualche marmotta saltella senza troppa convinzione poco distante da noi, ancora intirizzita per il freddo, anche per lei la primavera sta facendo le bizze. La Rocca Senghi, protagonista dell’anfiteatro roccioso di questa valle, è completamente occultata dalla nebbia. Ci fermiamo ad osservare il torrente, con gli occhi vigili e pronti a scorgere il più impercettibile dei movimenti. L’umidità penetra nelle ossa e l’aria fredda è fastidiosa, tuttavia l’adrenalina ci sostiene acutizzando i nostri sensi e rendendoci pronti a scattare. Ben presto veniamo premiati: acciambellato su uno sperone roccioso a picco sul torrente, pochi metri sotto ad una baita abbandonata, un camoscio solitario rumina tranquillo e pare osservarci. Dopo un po’ si alza e, stiracchiandosi, si avventura più in alto, costeggiando una residua lingua di neve. Nello stesso tempo, sul versante dove ci troviamo noi, un altro capriolo salta leggiadro fra pietre e cespugli, fermandosi per un breve istante a guardarci, quindi riprende aggraziato a correre confondendosi con l’ambiente fino a scomparire. Felici camminiamo ancora, costeggiando i fianchi della nascosta Rocca Senghi. Sorrido osservando i miei amici che si muovono nella vastità del verde che regna sovrano: in questi estesi pianori incorniciati da versanti innevati e con la nebbia sembrano due highlander. Giunti ad una grangia isolata ecco un altro dono: un numeroso gruppo di stambecchi maschi sta placidamente pascolando. Poco distante da loro un enorme esemplare, probabilmente il capobranco, è accovacciato vicino ad una roccia. Ad un tratto esso si alza possente, mettendo in evidenza le enormi corna, e raggiunge maestosamente il resto della mandria. Senza fare rumore ed approfittando del fatto che siamo sottovento, ci avviciniamo con cautela fino a raggiungere la grangia. Gli stambecchi si spostano qualche metro più su, vicino ad una cascata. Sfilano ad uno ad uno davanti a noi ed alcuni ci osservano con curiosità. Per qualche istante i loro occhi sporgenti dalle caratteristiche pupille orizzontali calamitano i nostri. Poi gli animali si avviano verso il torrente ed iniziano a grattarsi sugli arbusti, per liberarsi del vello invernale che comincia a abbandonare a ciuffi i loro corpi. Iniziamo a scendere anche noi ed gli stambecchi si spostano più in basso vicino al corso d’acqua. Mentre camminiamo sulla via del ritorno li osserviamo balzare agili sulle rocce vicine all’acqua. Sembra incredibile la scioltezza con cui si muovono su rocce bagnate e scivolose animali di questa mole. Li guardiamo ancora per un po’, selvaggi e magnifici mentre l’acqua del torrente ruggisce accanto a loro. Nel frattempo la nebbia si alza ed esce uno spiraglio di sole. La Rocca Senghi finalmente si svela maestosa e rossiccia contrastando con il suo colore il verde tutt’intorno. Sulle sue pendici, più in alto, più lontano, altri gruppetti di stambecchi stanno brucando l’erba. Le marmotte iniziano a essere più attive e numerose, correndo e saltellando sulle pietraie e sui pianori. Ad un tratto il loro fischiare si fa più acuto ed insistente, quasi disperato; un po’ più in alto una volpe rossa si muove veloce vicino alle tane, per poi sparire alla nostra vista fra le frasche: è questione di un attimo: incrociamo i suoi occhi tondi e guardinghi prima che essa scivoli via. Vicino all’ultimo ponte ancora una sorpresa: altri due caprioli salgono veloci passando davanti ai nostri occhi. Rientriamo soddisfatti alla macchina e pranziamo al caldo gustando le tipiche ravioles della Val Varaita; la nostra caccia fotografica a Bellino si è conclusa. Scendendo sul fondovalle notiamo delle splendide fioriture di narcisi nei prati. Intanto riprende a piovere.

2018-10-24T10:48:41+00:00

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Ingegnere, appassionata di paesaggi di montagna in tutte le stagioni, che vive attraverso escursioni alla portata di tutti nelle valli intorno al Monviso, condivide le sue esperienze di cammino nella rubrica “Racconti di un’escursionista qualunque“.

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