gabrioATTIVITA’ CHIUSA
«L’azienda è nata nel 1984 per opera di mio padre che è stato pioniere in questo campo». Gli agriturismo, all’epoca, non esistevano ancora in Piemonte, ce n’erano in Toscana e in Trentino. Uno dei primissimi è stato il Bacomela in val Pellice che divenne presto punto di contatto tra il mondo rurale, agricolo e quello cittadino. «Quasi subito, negli anni immediatamente successivi – racconta il titolare Gabrio Grindatto – su proposta di mia mamma che era insegnante, mio padre ha cominciato a chiedere alle scuole se fossero interessate a fare dei programmi nel bosco, delle esperienze legate alle tradizioni del passato». Da qui l’azienda va distinguendosi come fattoria didattica e ha un enorme successo lungo tutti gli anni Novanta. «Poi si è sviluppato un progetto di colonia estiva – continua Gabrio – e abbiamo ospitato dei bambini gestiti direttamente da noi; io tra i tre figli sono quello che ha continuato l’opera dei genitori e quindi dal 2000 sono diventato il titolare dell’agriturismo». Uno dei sogni di Gabrio era lavorare all’estero, per questo la scelta di laurearsi in scienze forestali, perché gli sarebbe da sempre piaciuto occuparsi del problema della deforestazione in Amazzonia o in Nuova Guinea. Invece grazie ad un viaggio in Africa con la Fao, esperienza bellissima sia dal punto di vista umano che lavorativo, capisce di voler continuare il suo lavoro da solo portando avanti quello dei genitori: «I miei studi mi avrebbero permesso di continuare il lavoro dei miei con altre basi, sono il figlio maggiore e mi sarebbe piaciuto che questo nuovo mestiere, che i miei genitori si erano un po’ inventati e che avevano costruito con molta fatica, non andasse perso». Dalle foreste dell’Amazzonia al bosco di Luserna, con la stessa passione, per far scoprire agli altri il suo angolo di mondo: «Sono stato vicepresidente di un consorzio che raggruppava i primi cento agriturismi in Piemonte, ero fra i più giovani amministratori, è stato un grosso successo fino alle Olimpiadi invernali, in quel momento c’era molto scambio di idee con i miei colleghi, che erano però un po’ sparpagliati in tutto il Piemonte». Gabrio si è sempre attivato anche sul territorio locale; è presidente uscente di un’associazione di castagnagricoltori proprio per avvicinarsi ancora di più agli altri agricoltori che vivono nel bosco e nei territori più marginali. Ben presto un problema più invadente di quello della deforestazione fa visita al Bacomela: la grave crisi economica e, come se non bastasse, la malattia dei castagni: «Gli scorsi anni il clima primaverile ed estivo sempre piovviginoso ci ha depresso l’attività, moltissimi clienti affezionati che venivano sono spariti perchè pioveva sempre. A Ottobre lavoravo tutti i giorni con le scuole, i bambini venivano a raccogliere le castagne, imparavano a bacomela-5cucinarle, una cosa semplice, molto bella, poi si raccoglievano il loro sacchettino e se lo portavano a casa quindi c’era anche un seguito familiare. Per tre anni il cinipide della castagna ha distrutto tutto e io ho perso molti clienti». Ma la famiglia Grindatto non si è arresa e dalla scorsa estate le attività hanno ripreso piede: la malattia dei castagni finalmente sconfitta lascia il posto alla passione per questo lavoro. «É un lavoro bellissimo, tra poco faccio 45 anni, sono papà di due bimbi uno di 13 l’altro di 22 mesi, quindi non mi mancano i bambini, però mi diverto veramente tanto a lavorare con loro, d’estate facciamo la colonia e m’invento i giochi più incredibili, alcuni legati ad esperienze pseudo scientifiche sulla natura, altre più fantasiose, più magiche con il contatto con il bosco». Tanto impegno e tanta fatica senza un aiuto concreto proveniente da strutture preposte: «Non a caso mi sono legato a MonvisoPiemonte, sperando di avere un canale nuovo di comunicazione perché non abbiamo mai avuto grandi aiuti da nessuno. La Comunità montana ha creato dei sentieri di biodiversità sulla castagna, vicino al Bacomela molti anni fa era stato creato un sentiero naturalistico per l’osservazione della fauna e degli uccelli, ma poi tutte le attività sono state abbandonate; non c’è un ente che si occupi con continuità di quello che viene realizzato». Per esperienza di Bacomela, soprattutto in valle, lontani dal giro del Viso, il turismo bisogna crearselo da soli: «Io sono in una zona un po’ marginale, perché non sono in alta montagna, sono anni che lavoro bene ma tutto sul passaparola, spesso i contatti si esauriscono, i bambini degli amici bacomela-2crescono e bisogna creare un altro giro”. Ma Gabrio è pieno di risorse e non dimentica mai di restituire alla valle quello che può far nascere, proprio come un bosco: «Mi sto facendo conoscere come scrittore perché ho avuto la fortuna di farmi pubblicare un piccolo libro che si chiama Il Foresto (sottotitolo: In fuga sulle montagne Valdesi da pregiudizi e predatori, edito da Biblioteca dell’immagine, ndr) che è ambientato in val Pellice. E’ un giallo e può interessare diverse persone, perché, se è vero quello che mi dicono, è divertente e quindi è un modo un po’ nuovo per visitare questi territori in chiave pseudopoliziesca. Sta avendo un grande successo e mi fa piacere perché la val Pellice è il palcoscenico sul quale si racconta la storia».

Testo: Annissa Defilippi